Piazza Aldo Moro

Aldo Moro
(Maglie, 1916 – Roma, 1978)

Aldo Moro

Aldo Moro nasce a Maglie (Lecce) il 23 settembre 1916, dal Renato e Fida Stinchi, assieme a Alberto, Alfredo Carlo, Salvatore e Maria Rosaria.

Dopo la maturità classica e un corso di studi fuori dal comune nel novembre 1938 si laurea in Giurisprudenza all’Università di Bari con lode. È assistente alla cattedra di Diritto e Procedura penale dopo aver pubblicato La capacità giuridica penale.

Docente ordinario di Filosofia del Diritto a soli 25 anni, si trasferisce all’Università La Sapienza di Roma con la cattedra di Diritto e Procedura Penale.

Partecipa a Radio Bari ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche; collabora con la rivista Il Risveglio e fonda La Rassegna; direttore della rivista Studium, pubblica Lo Stato e poi Il Diritto con le sue lezioni di Filosofia del diritto; nel 1947, professore di Diritto Penale, pubblica Lo Stato e l’antigiuridicità penale e poi Unità e pluralità di reati.

Presidente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana e poi del Movimento dei Laureati di Azione Cattolica, nel 1944 entra nel Comitato Regionale della Democrazia Cristiana per la sinistra di Giuseppe Dossetti.

Dal matrimonio con Eleonora Chiavarelli nascono Maria Fida, Anna Maria, Maria Agnese e Giovanni.

Nel 1946 è eletto all’Assemblea Costituente e lavora nella Commissione dei Settantacinque. Relatore per I diritti dell’uomo e del cittadino è uno dei membri più autorevoli e attivi della Costituente.

Nella Ia Legislatura (1948–1953), è eletto deputato nella circoscrizione Bari-Foggia, che resterà sempre il suo collegio elettorale; è rieletto ininterrottamente, e sempre primo degli eletti, fino al 1976.

Sottosegretario al Ministero degli Esteri nel quinto governo Alcide De Gasperi, è nella Commissione Giustizia della Camera e Presidente del Gruppo parlamentare DC; con Antonio Segni, Emilio Colombo e Mariano Rumor costituisce la corrente Iniziativa Democratica.

Conversano (Bari), Aldo Moro nella sezione della DC in vista delle elezioni politiche del 25 maggio1958. (Archivio privato Fantasia, per gentile concessione)

Nel 1955 è ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni, è consigliere nazionale della DC e resta componente fino alla morte. Nel 1957 ministro della Pubblica Istruzione prima nel governo Zoli e poi nel secondo governo Fanfani DC–PSDI (1958-1959). Introduce lo studio dell’educazione civica nelle scuole e promuove la nascita del programma RAI Non è mai troppo tardi che avvia alla licenza elementare tre milioni di italiani. Dal 1959 al 1964 è segretario politico DC. La sua relazione al Congresso DC del 1962 sancisce la fine del centrismo e l’apertura della DC alla politica di centro-sinistra.

Presidente del Consiglio, con vicepresidente il socialista Pietro Nenni, tra il 1963 e 1966 forma con DC–PSI–PSDI–PRI i suoi primi governi durante i quali inaugura il Traforo del Monte Bianco: un’opera strategica per le relazioni Italia e Francia e lo sviluppo dell’intera Europa.

In previsione dell’XI Congresso DC del 1968 fonda la corrente morotea che raccoglie l’8% dei voti e alla quale aderiscono: Anselmi, Badaloni, Belci, Dell’Andro, De Meo, De Leonardis, Leopoldo Elia, Ermini, Gui, Laforgia, Martini, Bernardo e Piersanti Mattarella, Morlino, Pisicchio, Pennacchini, Rosa, Rosati, Salizzoni, Salvi, Squicciarini, Benigno Zaccagnini.

Conversano (Bari), Comizio elettorale con Aldo Moro in Piazza della Conciliazione, 18 giugno1976. Si riconoscono G. Stano, A. Loiacono, P. Castore, Aldo Moro, Matteo Fantasia, R. Dell’Andro, Nicola Rotolo, N. Locaputo, G. Pascale. (Archivio privato Fantasia, per gentile concessione)

È ministro degli Esteri nel secondo e terzo governo Mariano Rumor, nel primo governo Colombo e nel primo governo Andreotti (1972).

Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera nel 1974 costituisce il suo quarto governo, DC– PRI, sostenuto da una maggioranza che copre tutta l’area del centro-sinistra, del quale Ugo La Malfa è vicepresidente.

Dopo la sconfitta del referendum sul divorzio (che Moro considera un grave errore politico) e le dimissioni di Fanfani, su indicazione di Moro, la DC elegge segretario Benigno Zaccagnini.

Acquarica del Capo (Lecce), Monumento ad Aldo Moro, inaugurato il 1° giugno 1980.

Nel 1975 nasce il nipotino Luca, figlio di Maria Fida che acquisisce il cognome Moro come il nonno, e come lui stesso ricorda nelle lettere struggenti dal carcere delle Brigate rosse.

Nel 1976 presiede il suo quinto governo monocolore e a luglio è Presidente del Consiglio Nazionale DC. Di fronte al perdurare della crisi istituzionale di un’Italia oggetto di una vera e propria strategia del terrore, prevalentemente neo-fascista, avvia con il segretario del PCI Enrico Berlinguer intensi dialoghi volti al superamento della conventio ad escludendum di quel partito e dà inizio ad una fase nuova nel governo del Paese: la politica di solidarietà nazionale, fortemente osteggiata dalla sinistra più radicale e dalle Brigate rosse.

Nella riunione dei gruppi parlamentari DC di Camera e Senato del febbraio ‘78 Moro pronuncia il discorso decisivo per il consenso al governo Andreotti che per la prima volta si avvarrà dell’appoggio programmatico e parlamentare del PCI.

Ma il successivo 16 marzo, mentre si reca alla Camera per il voto al governo, in un cruento conflitto a fuoco in via Fani è rapito dalle Brigate rosse, con complicità tuttora oscure. Sono uccisi gli uomini della scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera.

Il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di prigionia dalla quale fa arrivare alla famiglia, ad esponenti della politica e delle Istituzioni lettere di elevatissimo contenuto umano e politico che costituiscono il suo lascito più importante, il più autentico testamento politico, a 62 anni è ritrovato cadavere in una Renault rossa, sempre a Roma, in via Caetani, non molto distante dalle sedi della Direzione nazionale della DC e del PCI!

È sepolto a Torrita Tiberina, in provincia di Roma.

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