Via C. Cavour

Camillo Benso conte di Cavour
(Torino, 1810 – 1861)

Camillo Benso conte di Cavour.

Uomo tenace, imprenditore intelligente e concreto, seppe unire gli interessi economici familiari, sostenuti con notevoli innovazioni tecniche e agrarie, con una visione politica ampia, moderna e aperta a riforme istituzionali e sociali che dapprima riguardarono il regno di Sardegna e poi diedero soluzione alla “questione italiana”. Per questo egli agì con grandi capacità diplomatiche e politiche nelle situazioni sia interne agli Stati italiani sia internazionali sulla scena europea. È riconosciuto, infatti, oltre che statista di sicuro livello europeo, come protagonista e principale artefice dell’Unità d’Italia.

Dapprima ufficiale del Regno di Sardegna (1827-31), fece il suo ingresso in politica nel 1847, fondando con Cesare Balbo il giornale Il Risorgimento. In quelle pagine uscì il suo celebre articolo L’ora suprema della monarchia sabauda è suonata, col quale sollecitava l’intervento del Piemonte a favore degli insorti delle “Cinque giornate” di Milano. Con l’intervento del re Carlo Alberto nella guerra contro l’Austria il Piemonte si rivelava investito di una missione nazionale e, nonostante la sconfitta subita, il regno sabaudo confermò la sua natura liberale e il suo regime parlamentare. Da quel momento Cavour lavorò senza sosta al raggiungimento di tale missione.

Eletto deputato nel 1848, fu ministro dell’Agricoltura e Commercio nel gabinetto d’Azeglio (1850) assumendo anche il ministero delle Finanze nel 1851. Si accordò nel 1852 col “centro sinistra” di Umberto Rattazzi (operava così il cosiddetto “connubio”), avviando quella grande iniziativa politica che, sotto la guida di Cavour designato primo ministro dal re Vittorio Emanuele II, doveva portare al compimento del Risorgimento italiano.

Nella politica interna Cavour esplicò subito un’attività febbrile attuando numerose e importanti riforme, che portarono il piccolo Stato sabaudo al livello delle grandi potenze straniere; inoltre, preparò essenziali rapporti con le principali potenze europee mettendo in pratica la sua politica dei “piccoli passi”. Stabilita nel 1855 una alleanza con la Francia e l’Inghilterra e assicurata la partecipazione militare del Piemonte alla guerra in Crimea, Cavour potè porre per la prima volta ufficialmente dinanzi all’Europa la “questione italiana” nel Congresso di Parigi (aprile 1856).

Conseguito l’appoggio della Francia contro l’Austria (convegno di Plombières del 1858), il conflitto scoppiato nel 1859 si chiuse con l’annessione della sola Lombardia al Piemonte, ma subito dopo il movimento popolare per le annessioni dell’Italia centrale (mediante plebiscito in Toscana ed Emilia Romagna) fornì a Cavour il modo di risolvere radicalmente il problema.

Nel 1860 Cavour fece effettuare l’invasione delle Marche e dell’Umbria (allora nello Stato della Chiesa), con l’obiettivo di impedire una soluzione repubblicana dell’impresa che Garibaldi stava svolgendo nel Regno delle Due Sicilie. Riuscì, quindi, ad imporre la propria visione politica: l’Italia diveniva uno Stato unitario ma monarchico. Il nuovo Parlamento eletto dopo le annessioni plebiscitarie attuava la trasformazione giuridica del Regno di Sardegna nel Regno d’Italia e Vittorio Emanuele II veniva proclamato re d’Italia (17 marzo 1861). Cavour veniva chiamato a presiedere il primo Governo Italiano.

Infine, Cavour pose le premesse per la soluzione del problema dei rapporti tra Stato e Chiesa sulla base di quel principio di libertà religiosa sintetizzato nella famosa frase “Libera Chiesa in libero Stato”, ma morì prima di essere riuscito a portarla a compimento.

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