Via Cosimo Conte
Cosimo Conte
(Conversano, 1875 – 1921)

Nella Conversano dei primi anni Venti, si determinò un clima arroventato di lotta con i fascisti decisi a contrastare con la forza le rivendicazioni del mondo bracciantile e il movimento socialista, che si riconosceva nelle posizioni di Giuseppe Di Vagno e al quale quel mondo aderiva.
Cosimo Conte, detto “Rizzitello”, era un bracciante agricolo che aderiva al movimento socialista: di “condotta mediocre e sobillatore”, uno dei “più scalmanati” come si legge nei verbali della polizia del tempo per nulla generosa e imparziale verso chi lottava per conquistare i diritti per una vita migliore.
Aderente al partito socialista di Conversano, Cosimo Conte prese parte allo sciopero generale del 25 febbraio 1921, durante i cui disordini, con la collaborazione di suo figlio, poi emigrato negli Stati Uniti, avrebbe bastonato il tenente Oreste Calcaterra e il giovane musicante Giovanni Sportelli, secondo il rapporto della polizia.
Il 28 febbraio il sacerdote don Giuseppe Notarangelo testimoniò che in occasione dello sciopero suddetto gli sarebbe stato imposto da un gruppo di socialisti, tra i più “spavaldi” dei quali (si legge sempre nei verbali dell’epoca) fu riconosciuto il Conte, di non celebrare messa nella chiesa di San Francesco.
Cosimo Conte partecipava anche alla manifestazione in favore di Di Vagno, eletto deputato al Parlamento il 15 maggio, al quale i fascisti avevano impedito di far ritorno nella sua Città e dai quali continuava ad essere perseguitato; nacque un ulteriore scontro tra le opposte fazioni il 30 maggio 1921 con l’intento dell’eliminazione fisica di Di Vagno il quale, protetto dai suoi compagni, riuscì a ripararsi in casa; ma sarà ucciso solo qualche mese dopo a Mola da una squadra fascista di Conversano.
Cosimo Conte fu ucciso a revolverate a Conversano dinanzi alla sede del Fascio, in piazza XX Settembre; la voce popolare che, invece, affermava che sarebbe stato ucciso da un notabile fascista, con colpi di mazza ferrata, proprio nella strada che dopo la II Guerra Mondiale gli fu dedicata, non ha trovato riscontro nella sentenza della Corte di Assise di Bari.
Nella medesima occasione e nella durezza dello scontro fu ucciso anche un esponente fascista: Emilio Ingravalle, oriundo di Capurso ma residente in Conversano, studente universitario poco più che diciassettenne.