Via G. Di Vagno
Giuseppe Di Vagno
(Conversano, 1889 – Mola di Bari, 1921)

Giuseppe Di Vagno nasce a Conversano il 12 aprile 1889 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Frequenta il Seminario “Leone XIII” dove consegue, con il massimo dei voti, la maturità liceale. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza a Roma ed è allievo del socialista Enrico Ferri che gli trasferisce amore per la scienza penale e passione per il Socialismo.
Si laurea nel 1912 e si avvia alla professione di avvocato. Ma il pensiero verso i braccianti e la gente povera e bisognosa della sua Città non lo ha mai abbandonato; decide di far ritorno a Conversano, per sconfiggere la borghesia agraria dominante.
Nelle elezioni del 1914 conquista la maggioranza del Comune e insedia un sindaco di convinzioni socialiste; lui stesso è eletto nel Consiglio provinciale di Bari.
Di Vagno non segue la posizione del Partito Socialista: si schiera contro la guerra e propugna la “rivoluzione sociale” dando vita a molte iniziative di solidarietà fra le quali l’“Ente per il Consumo” per l’assistenza ai profughi e reduci della guerra e loro famiglie.
Per le sue posizioni pacifiste viene “confinato” prima a Sassari poi a Firenze.
Per contrasti interni al Partito Socialista non viene candidato alle elezioni politiche del 1919: nel partito di terra di Bari, infatti, prevale la componente che l’anno successivo, con la scissione di Livorno, darà vita al Partito Comunista d’Italia.
Il nascente fascismo, perciò, lo individua come il principale ostacolo per la sua espansione nella Puglia, per cui tra il 1920 e il 1921 Di Vagno è oggetto di numerosi attentati.

Giornalista fecondo, anche con pseudonimi (Marco Polo della Luna, Basarow, Eljonras) scrive su vari periodici pugliesi fra cui quello socialista, Puglia Rossa, di cui è anche direttore. Si rafforza sempre più la sua convinzione che occorreva rovesciare un sistema di potere dove poche famiglie si alternavano al governo del Paese e se ne servivano per accrescere ricchezze a danno dei diseredati.
La sua concezione politica rimane limpida anche quando nel 1919 il massimalismo sfigura la prospettiva del partito socialista: lui resta socialista, è tra i precursori del riformismo moderno, seguace di Filippo Turati. Convinto rinnovatore, privilegia il pragmatismo riformista rispetto all’ideologia comunista, nella convinzione che la rivoluzione è nell’azione, secondo l’insegnamento di Turati.
È candidato per il Parlamento nazionale nelle elezioni del 15 maggio 1921 con la lista del PSI, e viene eletto con larghissimo suffragio; Pietro Nenni definì quelle “elezioni infernali”, perché insanguinate: nei giorni delle votazioni, infatti, si registrano oltre sessanta morti e centocinquanta feriti in larga maggioranza socialisti.
In Puglia il fascismo si organizza intorno alle posizioni “agrarie” del cerignolano Giuseppe Caradonna, che ha riferimenti anche nelle famiglie borghesi di Conversano.
Il 25 settembre 1921 è fissato a Mola di Bari il comizio di Di Vagno per l’“inaugurazione della bandiera socialista”.
Mentre è in treno da Roma diretto a Mola, alla stazione di Foggia è avvertito di un agguato predisposto dai fascisti di Conversano agli ordini del cerignolano Caradonna; ma la sua passione umanitaria, consacrata alla causa dei meridionali, delle plebi e dei braccianti, vissuta come una grande e ineluttabile questione morale, lo spinge ad andare avanti mentre la violenza delle squadracce nere, coperte e aiutate da chi dovrebbe tutelare l’ordine, colpisce ovunque, indisturbata.
Di Vagno, portatore di idee rivoluzionarie, emancipazione sociale e uguaglianza, pur consapevole che la sua condanna è decretata, prosegue: giunge a Mola e svolge il suo comizio.
Prima di iniziare il comizio, presago, legge un pensiero di Abramo Lincon: “La probabilità che noi possiamo cadere nella lotta non deve scoraggiarci dal sostenere una causa che noi crediamo giusta”.
Mentre circondato da suoi fedelissimi si avvia per raggiungere il calesse che lo condurrà a Conversano, vengono esplose alcune bombe a mano e tre colpi di pistola che raggiungeranno Di Vagno all’addome; spirerà l’indomani mattina fra le braccia della sua anziana mamma e della giovane moglie, che aveva nel suo grembo il figlio che nascerà qualche mese dopo.
Decine di migliaia di persone di tutte le fedi politiche, sotto una pioggia torrenziale che non riuscì a lavare l’onta dell’orrendo delitto, resero a Giuseppe Di Vagno l’estremo saluto.
Nel 1921 Alfredo Violante, suo primo biografo, lo definirà “un cervello borghese in un’anima socialista”.
Il processo ai suoi assassini, giovanissimi e quasi tutti di Conversano, è celebrato prima a Trani nel ’22 e poi, 26 anni più tardi nel 1947, a fascismo battuto, presso la Corte di Assise di Potenza. Gli assassini restano sempre impuniti: la prima volta per la complicità del regime fascista, la seconda volta la “pacificazione” ad ogni costo suggestionerà la Corte di Cassazione fino al punto da consentirle di tradire la verità dei fatti.
È il primo deputato della storia italiana assassinato dai fascisti: non sarà l’ultimo!